Isola delle Rose

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L'isola delle Rose nel 1968. La storia di una piattaforma oggi demolita nel mare Adriatico
VTE
Isola delle Rose, Emilia-Romagna, Italia
Wikidata

latitudine: 44.18, longitudine: 12.616667
Consulta la mappa di Isola delle Rose 44°10′48.00″ N, 12°37′00.00″ E
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Isola delle Rose è un(a) relitto in Emilia-Romagna, Italia, alla latitudine 44°10′48.00″ nord e longitudine 12°37′00.00″ est.

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L'isola delle Rose

L'isola delle Rose. La storia di un abuso edilizio demolito nel mare Adriatico di Paolo Bubici pubblicato nel 2014

[W] L'Isola delle Rose fu il nome dato a una piattaforma artificiale di 400 m² che sorgeva nel mare Adriatico a 11,612 km al largo della costa tra Rimini e Pesaro a 500 m al di fuori delle acque territoriali italiane; costruita dall'ingegnere bolognese [W] Giorgio Rosa che il 1º maggio 1968 autoproclamò lo status di Stato indipendente.

L'Isola delle Rose, pur dotandosi di una lingua ufficiale (l'esperanto), un governo, una moneta e un servizio postale, non fu mai formalmente riconosciuta da alcun paese del mondo come nazione indipendente. Occupata dalle forze di polizia italiane il 26 giugno 1968 e sottoposta a blocco navale, l'Isola delle Rose fu demolita l'11 febbraio del 1969. Nel 2020 le vicende di questa isola sono state oggetto del film [W] L'incredibile storia dell'Isola delle Rose del regista [W] Sydney Sibilia.

La storia della Repubblica

L'idea venne all'Ing. Giorgio Rosa di realizzare una struttura metallica a circa 11,5 km dalla costa ossia oltre il limite delle acque territoriali italiane che era di 6 miglia (11,11 km) fino al 1974, e successivamente portato a 12 miglia (22,22 km). Essa venne inaugurata il 20 agosto del 1967 da Giorgio Rosa e venne realizzata con le stesse modalità descritte nel racconto. I lavori iniziarono nel 1957 e per problemi tecnici ed economici ci vollero ben 10 anni per completare l'opera. Attraverso una perforazione venne trovata realmente un falda d'acqua che permetteva l'approvvigionamento di acqua potabile. L'idea del progettista era quella di realizzare un porto franco, fuori dalle acque territoriali italiane, con annesse attività commerciali (bar, ristorante) e vendita di benzina senza accise. Così cominciarono a giungere turisti: in un sol giorno arrivarono trenta barche tanto che per ragioni di sicurezza non tutti i visitatori riuscirono a raggiungere l'isola. Visto l'imprevisto successo Rosa decise di autoproclamare la piattaforma marina con il nome di Isola delle Rose in onore al suo cognome. Realizzò anche un ufficio postale per la vendita di francobolli e monete del nuovo stato; la valuta sarebbe stata il “Mill”, corrispondente alla lira italiana. Il 1º maggio 1968 si svolse la riunione per costituire il primo governo del nuovo libero stato e furono suddivise cariche e assegnati ruoli: chi si doveva occupare del turismo, chi degli aspetti di diritto internazionale per il riconoscimento dell'extraterritorialità dell'isola, chi della gestione dei servizi postali e radiotelevisivi. Il 24 giugno 1968 si tenne una conferenza stampa sull'isola, cui parteciparono giornalisti e fotografi. In realtà fino a tale data Rosa non riuscì ad inaugurare né il bar né tantomeno la radio libera anche se nelle sue intenzioni. Dopo la conferenza stampa comunque si creò un forte allarmismo presso l'opinione pubblica circa l'idea di un'isola sorta al di fuori del controllo delle autorità italiane. Infatti il giorno successivo il governo italiano rispose rapidamente e con decisione facendo circondare la piattaforma con un pattugliamento di motovedette della Guardia di Finanza e della Capitaneria di Porto e ne prese possesso, senza alcun atto di violenza. Iniziarono i ricorsi, finché il Consiglio di Stato, mesi dopo, rigettò la richiesta di restituzione della proprietà con la contemporanea intimazione di provvedere alla demolizione della struttura a carico degli ideatori in quanto opera abusiva, senza autorizzazione alcuna. La struttura, venne minata in data 11 febbraio 1969 dai sommozzatori della Marina Militare ma resistette all'esplosivo. L'intera struttura si inabissò in fondo al mare per colpa di una mareggiata il 26 febbraio 1969. Così terminò la vicenda della Repubblica Esperantista dell'Isola delle Rose che non fu mai riconosciuta da alcuno stato del mondo nel suo breve periodo di vita.


Le coordinate errate del relitto

Posizione geografica errata del relitto dell'Isola delle Rose
Posizione geografica corretta del relitto dell'Isola delle Rose (fonte: Domus)

Nel luglio 2008 sono stati ritrovati sul fondale marino al largo di Rimini, dal subacqueo Stefano Paganelli, alcuni resti della struttura metallica e dei muri, ritrovamenti confermati dallo stesso Ing. Rosa.[1]
Per un refuso il ritrovamento del relitto era visualizzato sulle mappe di OpenStreetMap con coordinate geografiche sbagliate della posizione del relitto in fondo al mare Adriatico.[2] [3]
Il posizionamento era confutabile dal fatto che oggi le acque territoriali corrispondono ad una distanza di 12 miglia (22,22 km) mentre fino al 1974 erano di 6 miglia (11,11 km) parimenti al tempo dell'affondamento della piattaforma metallica (1968). L'immagine tuttora presente su Wikipedia rappresenta per l'appunto l'attuale delimitazione delle acque territoriali italiane. Questo sta a dimostrare che le coordinate presenti su OpenStreetMap non potevano essere quelle raffiguranti il relitto dell'isola delle Rose. Per queste motivazioni da una verifica dei relitti presenti su OpenStreetMap si è cercato di individuare quello più prossimo all'originaria posizione della piattaforma realizzata dall'ing. Giorgio Rosa. La differenza tra le coordinate ufficiali dell' isola e quelle del relitto più prossimo discordano di circa 2,51 Km. Pertanto sono stati necessari dati più precisi per definire con certezza le reali coordinate del relitto della piattaforma. Le reali coordinate del relitto dell'isola delle Rose sono state pubblicate sulla copertina della rivista di architettura [W] Domus n.971, Luglio - Agosto 2013 e discostano di ben 449,59 metri rispetto a quelle presenti sulla pagina di Wikipedia. [4] Oltre alle coordinate la copertina raffigura il sommozzatore del Dive Planet di Rimini Stefano Paganelli che in data 18 giugno 2013 s’accinge a immergersi a circa undici chilometri dalla costa italiana per fotografare i resti dell’Isola delle Rose[5].

Bibliografia e Filmografia

Note